Processo Aemilia, nuovi attacchi ai giornalisti

In Fnsi by redazione SGV

Fnsi e Aser: «Vicini ai colleghi, non sottovalutare le minacce».
«Concorderemo con tutti i giornalisti coinvolti la nostra presenza alle prossime udienze del processo e promuoveremo un’iniziativa pubblica a sostegno dei cronisti minacciati e del diritto dei cittadini ad essere informati su quanto accade nelle loro città», incalza il sindacato.

«Giornalisti in galera», urlano nel corso dell’udienza alcuni imputati nel processo Aemilia. «I giornali scrivono cose non vere», era stato poco prima l’attacco di uno dei difensori. Questo il clima che si respira in tribunale a Reggio Emilia, dove si celebra il processo sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna.

«Sarebbe un gravissimo errore sottovalutare le nuove minacce che gli imputati nel processo Aemilia e i loro legali hanno rivolto, e non è la prima volta che accade (vd articolo* del 26/04/2016 FNSI), nei confronti dei cronisti che da tempo seguono tale vicenda. Non è tollerabile che si possano usare persino le aule di giustizia per tentare di intimidire chi svolge il proprio mestiere di informare i cittadini». È il commento del segretario generale e del presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e della presidente dell’Associazione Stampa Emilia Romagna, Serena Bersani.

«Non solo siamo solidali con i colleghi – proseguono –, ma concorderemo con tutti i giornalisti coinvolti la nostra presenza alle prossime udienze del processo e inoltre promuoveremo un’iniziativa pubblica a sostegno dei cronisti minacciati e, soprattutto, a sostegno del diritto dei cittadini ad essere informati su quanto accade nelle loro città».

«Dovete sapere – è la risposta del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, a chi vorrebbe i giornalisti in galera – che se anche dovessimo finire dentro continueremmo a fare il nostro mestiere».

Post pubblicato sul sito di Fnsi

 

 

*articolo del 26/04/2016 FNSI

Processo Aemilia: due condannati anche per le minacce ai giornalisti. Riconosciuto il danno all’Aser

Due dei condannati nel processo Aemilia sono stati riconosciuti colpevoli anche delle minacce ai giornalisti Gabriele Franzini, direttore del tg di Telereggio e Sabrina Pignedoli, corrispondente Ansa da Reggio Emilia e cronista del Resto del Carlino. Il Gup Francesca Zavaglia ha inoltre riconosciuto il danno subito dall’Associazione stampa dell’Emilia Romagna, che si era costituita parte civile al fianco dei due cronisti.

Due dei condannati nel processo Aemilia sono stati riconosciuti colpevoli anche delle minacce ai giornalisti Gabriele Franzini, direttore del tg di Telereggio e Sabrina Pignedoli, corrispondente Ansa da Reggio Emilia e cronista del Resto del Carlino. Il Gup Francesca Zavaglia ha inoltre riconosciuto il danno all’Associazione stampa dell’Emilia Romagna, quantificandolo in 15mila euro. Il Sindacato, assistito dall’avvocato Valerio Vartolo, si era costituito parte civile al fianco dei due cronisti.

«In questi giorni nei quali dobbiamo constatare l’ulteriore retrocessione dell’Italia nella classifica di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa questa sentenza è per il sindacato dei giornalisti di grande rilevanza» ha commentato la presidente dell’Aser Serena Bersani. «Siamo soddisfatti soprattutto per i due colleghi che con grande serietà e tenacia hanno esercitato la professione senza condizionamenti, nonostante le pesanti intimidazioni ricevute. Per la prima volta in Emilia Romagna stiamo assistendo a un maxi processo per infiltrazioni mafiose. Le prime sentenze confermano la gravità del fenomeno che i colleghi hanno contribuito a denunciare».

Soddisfatto anche l’avvocato Valerio Vartolo, legale dell’Aser e coordinatore dello Sportello legale di Ossigeno per l’informazione: «La condanna degli imputati Mesiano e Diletto, anche per i delitti commessi nei confronti dei giornalisti e il conseguente risarcimento riconosciuto in favore dell’Associazione della stampa e dell’Ordine dei Giornalisti, oltre a costituire un importante risultato dal punto di vista processuale rappresenta un riconoscimento del fondamentale ruolo svolto dalla libera stampa, anche nel raccontare il fenomeno criminale mafioso. E sia l’Ordine dei giornalisti che l’Associazione della Stampa, stando a fianco ai giornalisti minacciati nell’esercizio della loro professione, hanno scritto una pagina importante nella difesa della stessa libertà di stampa che è al servizio soltanto della pubblica opinione e dei cittadini e che è un argine al dilagare del fenomeno mafioso”.