A lezione di giornalismo economico: la realtà veneta

In Eurogiornalisti, Formazione, Gruppi, Sindacato Giornalisti by SGV Redazione

I corsi di formazione professionale ospitati dal Sindacato Giornalisti Veneto sono anche un momento di confronto e contatto tra gli operatori del mondo dell’economia e quello dell’informazione. Il confronto è utile per evitare incomprensioni sui termini, il contatto è fondamentale per andare oltre i numeri e comprenderne il reale significato grazie alla mediazione degli esperti.

Così è stato anche in occasione del corso per i giornalisti economici, organizzato in collaborazione con l’Ucsi regionale,  che si è svolto il 30 novembre presso la sede del sindacato. Un corso ad alto livello con un momento di pubbliche relazioni (cioè i saluti di Paolo Ciucci, responsabile della sede veneziana della Banca d’Italia) che ha fornito spunti utili per comprendere al meglio come si debbano leggere i dati economici del Veneto sia dal punto di vista strutturale, sia sulla base degli andamenti più recenti. Il collega Daniele Ferrazza, moderatore dell’incontro, non ha avuto difficoltà nell’approfondire i singoli aspetti del contenuto delle slide illustrate con chiarezza da Massimo Gallo e Mariano Graziano che si occupano di analisi e ricerca economica territoriale in Banca d’Italia.

Sono state quattro le aree prese in considerazione per comprendere lo status dell’economia veneta: l’immancabile approfondimento sulla storia economica della Regione, il ruolo delle imprese, il ruolo delle famiglie e il ruolo delle banche.

Nell’ambito storico è stato ribadito che il Nord Est è un’area cruciale per l’intera economia italiana. Vi risiede un quinto della popolazione capace di produrre un quarto del Pil del settore privato che origina quasi un terzo delle esportazioni del nostro Paese. Ciononostante dallo scorso decennio quest’area non riesce più a tenere il passo delle regioni più ricche d’Europa. Fattori di debolezza dell’economia del Nord Est sono la piccola dimensione delle aziende, il fatto che management e proprietà siano spesso familiari, il relativamente scarso investimento in ricerca e sviluppo, infine, il forte indebitamento bancario.

Tutti questi fattori hanno concorso, dal 2008, al processo di selezione imprenditoriale prima durante la crisi finanziaria e poi con le successive recessioni. Altri effetti negativi hanno riguardato il settore delle costruzioni e fermato lo sviluppo del terziario in particolare nel commercio, trasporti e immobiliare.

Le imprese che hanno saputo reagire a partire dal 2013 hanno dimostrato di aumentare il livello di attività produttiva e già quest’anno la crescita si è diffusa a tutti i comparti di specializzazione. Anche l’export regionale va bene sia verso il mercato interno sia nel resto del mondo. Gli esperti di Banca d’Italia hanno fatto notare che l’ulteriore crescita prefigurata dagli operatori nel 2017 è stata favorita anche dagli incentivi: il 45% delle imprese intervistate sta infatti usando l’iper ammortamento. Ma c’è di più: le imprese più attente hanno modificato la gestione finanziaria per non dipendere dal credito bancario e ciò ha permesso, anno dopo anno, la riduzione del leverage attraverso la crescita del patrimonio associata alla stabilità del debito finanziario.

Il reddito a disposizione delle famiglie venete è calato del 10% durante il periodo di crisi, ma la lieve ripresa in atto sta portando a una minore disuguaglianza. Inoltre nel primo semestre del 2017 le assunzioni hanno superato le cessazioni, ma i contratti a tempo indeterminato sono ancora a saldo negativo. Nonostante questa situazione, la ricchezza delle famiglie venete è comunque superiore alla media nazionale.

E il mercato del credito? Tra il 2007 e il 2016 il numero delle banche operanti in Veneto si è ridotto di quasi un quarto e il processo sembra non essersi ancora concluso. Il calo degli sportelli bancari ha poi coinciso con l’implementazione dei servizi di home banking, anche se nel Nord Est, a parità di velocità dati, l’uso di internet è meno frequente rispetto alle altre regioni di Europa. Infine, ancora sotto osservazione lo stock di prestiti problematici che è ancora molto elevato sebbene la ripresa abbia contribuito a ridurre la velocità di deterioramento dei crediti.