Giornata della memoria a Venezia: contro l’isolamento dei cronisti e per la qualità dell’informazione

In Ordine Giornalisti, Sindacato Giornalisti, Unci by SGV Redazione

«Colpendo i giornalisti che indagano sui regimi, sulle mafie, sulla corruzione si colpisce il diritto dei cittadini a essere informati. Difendere questi giornalisti significa difendere la democrazia». È la sottolineatura fatta con forza da Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, all’undicesima ‘Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo’ organizzata nelle Sale Apollinee del teatro ‘La Fenice’ di Venezia da Unci, Fnsi, Sindacato giornalisti Veneto e Ordine professionale.

«Non una commemorazione bensì una testimonianza viva e militante per ricordare il sacrificio di chi è morto o è stato ferito da mafie, terrorismo, criminalità svolgendo il mestiere di giornalisti che anche oggi è sempre più difficile fra minacce e precariato», ha precisato Monica Andolfatto, segretaria Sgv che ha ringraziato il Sovrintendente della Fenice, Maestro Fortunato Ortombina per l’ospitalità.

«Ringrazio l’Unci per aver scelto Venezia e ringrazio il Sindacato», ha detto il presidente dell’Odg Veneto, Gianluca Amadori. «Per noi giornalisti – ha rilevato – questa giornata è un patrimonio che ci fa rifletter su come sta cambiando la professione. Credo che dalla memoria dobbiamo trovare ispirazione per fare al meglio il lavoro di giornalista».

Il messaggio lanciato da Venezia è chiaro: nessun cronista è solo e non deve sentirsi solo. Troppe volte è successo in passato, troppe volte succede anche ora, come ha ribadito Alessandro Galimberti, presidente Unci.

Toccante la testimonianza dei familiari delle vittime che hanno voluto essere presenti all’evento: dalla moglie e dal figlio di Beppe Alfano, al fratello di Peppino Impastato, dal genero di Giuseppe Fava alla moglie di Guido Passalacqua al fratello di Luigi Necco.

Commovente anche l’abbraccio alla moglie e alle figlie di Franco Battagliarin, la guardia giurata uccisa 40 anni fa nell’attentato alla sede del Gazzettino di Venezia: «Lui non era un giornalista – ha detto Giulietti – faceva un altro lavoro che era comunque a tutela della sicurezza dell’informazione in anni in cui i cronisti erano nel mirino».

E i cronisti, nel mirino, ci sono ancora oggi, dentro e fuori le redazioni, dipendenti e precari. Come Paolo Borrometi e Federica Angeli, costretti a vivere sotto scorta, che hanno condiviso con la platea la loro esperienza non solo professionale ma anche umana. Entrambi hanno ribadito l’importanza di stare vicini a chi è oggetto di minacce, intimidazioni, aggressioni e delegittimazioni pianificate a tavolino.

«La democrazia muore nell’oscurità, nei confronti dei colleghi più esposti abbiamo il compito di tornare in quei posti e raccontare quei fatti per non lasciarli soli», ha ribadito il presidente nazionale dell’Ordine, Carlo Verna.

Bruno Pigozzo, vice presidente, ha portato il saluto e la vicinanza all’iniziativa del Consiglio regionale del Veneto, così come l’assessore regionale Cristiano Corazzari a nome del Governatore Luca Zaia, e la vice sindaca Luciana Colle a nome del primo cittadino di Venezia, Luigi Brugnaro. Pigozzo ha sottolineato come sia dovere di tutti creare i presupposti perché la verità prevalga, mentre Corazzari ha ribadito che una efficace lotta all’illegalità e una valida promozione delle cultura della legalità non passano solamente attraverso tecnicismi normativi e finanziari “ma esigono la riscoperta dei valori fondamentali delle persone e della convivenza civile, garantendo città vivibili e sicure, prospettive economiche e sociali diffuse, tutela del territorio reale”. Colle, infine, ha affermato quanto sia sempre più difficile per i giornalisti discernere la bontà della fonte, contro il rischio fake news: “Sappiate trasformare la penna in strumenti di verità, il miglior modo per rendere giustizia a chi ha perso la vita” il suo monito.

In sala anche i vertici delle forze dell’ordine: il questore Danilo Gagliardi e i comandanti provinciali dell’Arma e della Guardia di Finanza, il colonello Claudio Lunardi e il generale Giovanni Avitabile.

Presente anche Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino, quotidiano che negli anni di piombo, è stato oggetto di diverse azioni intimidatorie: oltre alla bomba che costò la vita a Battagliarin, anche la gambizzazione nel 1977 del cronista di giudiziaria Toni Garzotto, nei pressi della sua abitazione ad Abano Terme: “Mai pensare che il problema riguarda altri. L’insidia contro l’informazione corretta è sempre presente, questa giornata deve farci riflettere” ha detto.

Emozionante, infine, il video proiettato in anteprima sul Giardino della Memoria di Ciaculli a Palermo realizzato da Leone Zingales, vicepresidente Unci: un luogo dal profondo impatto emotivo che, su un terreno confiscato alla mafia, celebra il ricordo pulsante dei giornalisti, dei magistrati, degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine assassinati e dei morti delle stragi.

Di seguito il link del filmato Il Giardino della Memoria