Il Manifesto di Venezia contro la violenza e l’odio, Giulietti: “Coinvolgiamo la senatrice Segre”

In Articolo21, cpo, Fnsi, Formazione, manifesto di venezia, Padova, Veneto, Venezia by SGV Redazione

Consegnare il Manifesto di Venezia a Liliana Segre perché la violenza e l’odio declinati al femminile sono un’emergenza nell’emergenza. E’ la proposta lanciata dal presidente della Fnsi, Giuseppe Gulietti, oggi, 26 novembre, a Roma nell’ambito del convegno organizzato dalle Commissioni pari opportunità (Cpo) della Federazione nazionale della Stampa e dell’Usigrai (sindacato di base della Rai), e dalle associazioni Giulia e Articolo 21, con l’adesione della Cpo dell’Ordine dei giornalisti, dal titolo “Parole d’odio e violenza di genere – Giornaliste nel mirino degli odiatori della Rete”.

Giulietti ha ribadito quanto e come il Manifesto di Venezia sia frutto di un lavoro collegiale che ha raccolto anni di impegno e sensibilizzazione, e che conferma la necessità insopprimibile di una rivoluzione culturale che è sociale nel superamento di stereotipi e pregiudizi di cui si nutrono spesso e volentieri gli odiatori e chi ha interesse a diffondere notizie false e fuorvianti.

“Per questo consegnare il Manifesto di Venezia alla senatrice a vita a Liliana Segre, che ha accettato di presiedere la Commissione parlamentare per il contrasto dell’odio, non è solo un atto simbolico bensì, come è nella genesi del Manifesto che invita a un’adesione in prima persona, un’azione di militanza vera di chi si schiera dalla parte della libertà di espressione, ben sapendo e conoscendo il discrimine di cosa è o non è reato. Al riguardo al nostro interno – ha sottolineato Giulietti – non ci deve essere ambiguità alcuna”.

Parole rivolte a un pubblico attento e alla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, la quale dopo aver guardato il video messaggio della stessa Segre, ha ribadito con forza: “La senatrice ha detto che l’odio non va raccontato con le parole d’odio, le parole devono essere un tutt’uno con la carnalità dell’accaduto dei fatti; la parola deve condannare ma senza aizzare l’odio, senza attivare una vendetta. Certo non è facile avere la sapienza alta cui Liliana Segre arriva poiché nonostante la violenza e l’odio subiti, non si fa strumento di odio. Aiutateci – la sua esortazione alle giornaliste e ai giornalisti presenti – a trovare le parole che inneschino riconciliazione, sì anche nella violenza di genere”.

E se il termine femminicidio ha dato “sacralità” a un crimine specifico, attenzione però – ha ammonito la ministra – all’effetto anestetizzante dell’uso che se ne fa, in tutti gli ambiti, perché il rischio sempre in agguato è che ci si abitui, magari banalizzandoli, a accadimenti tragici che incidono vite, persone in carne ed ossa: “Noi dobbiamo perseguire la simmetria uomo-donna”.

Combattere l’odio, la violenza con messaggi positivi. Con l’inclusione. Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato giornalisti Veneto (sgv), fra le promotrici del Manifesto di Venezia, stilando un bilancio a due anni dal varo del decalogo, ha portato all’attenzione l’esperienza che sta maturando in Veneto con il supporto fondamentale e strategico dell’Università di Padova che accettato di sottoscrivere un protocollo con Fnsi, Sgv e Articolo 21 per avviare un laboratorio teso a contrastare le fake news e le manipolazioni, per un sapere trasversale che sappia costruire contesti inclusivi, anche e soprattutto attraverso il linguaggio, in grado di avvicinare e valorizzare le differenze, tutte. Con la formazione, altra parola chiave e non solo professionale, ma a cominciare dalle scuole di ogni grado.

Molti gli interventi che hanno arricchito la riflessione e il confronto, sotto la regia di Mimma Caligaris, presidente della Cpo-Fnsi, che ha raccolto il testimone di Alessandra Mancuso che le era stato passato da Marina Cosi. Da Silvia Garambois presidente di Giulia, a Monica Pietrangeli coordinatrice delle Cpo Fnsi e Usigrai, di Paola Spadari presidente Odg Lazio, di Nadia Monetti Cpo-Odg, di Roberto Natale Carta di Assisi, di Riccardo Noury portavoce di Amnesty, di Anna Del Freo Federazione europea giornalisti, di Elisa Marincola portavoce Articolo 21, di Silvia Brena direttrice di Vox Diritti che ha illustrato la mappatura dell’odio in Italia.

E poi la testimonianza diretta di giornaliste finite loro malgrado nel mirino degli “odiatori social” per le inchieste contro la criminalità organizzata o perché si occupano di temi per così dire sensibili, primo su tutti i migranti, o perché hanno “osato” contraddire un ministro. Giornaliste che vivono sotto scorta o hanno comunque altre forme di tutela. Giornaliste in prima linea nella difesa dei diritti e della credibilità della professione.

Sono le storie, o meglio le vite di Antonella Napoli, Angela Caponnetto, Federica Angeli, Monica Napoli, Stefania La Penna, Sara Lucaroni: tutte concordi nell’affermare che se hanno trovato il coraggio e la determinazione di andare avanti e non mollare è soprattutto perché non si sono sentite sole, isolate, marginalizzate, colpevolizzate. A riprova che la scorta mediatica – messa in campo in particolare dalla Fnsi – e il noi che supera l’io sono strumenti indispensabili nella lotta all’illegalità, all’odio, alla violenza.