La speranza oltre le sbarre: entrare in carcere, incontrare i parenti delle vittime, informare

In Formazione, Sindacato Giornalisti by SGV Redazione

Un ufficio stampa in ogni Procura. A lanciare l’idea è Angela Trentini, giornalista, autrice con Maurizio Gronchi del libro “La speranza oltre le sbarre – viaggio in un carcere di massima sicurezza”. Lo spunto è arrivato durante l’incontro-dibattito a Palazzo Labia, sede Rai di  Venezia, organizzato con la formula del corso di formazione dal Sindacato giornalisti Veneto su iniziativa dell’Ucsi regionale (l’associazione che raggruppa i giornalisti cattolici) presieduto da Gianfranco Baggio, al quale insieme a Trentini hanno partecipato, fra gli altri, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia e il Procuratore generale della Corte D’Appello di Catanzaro, Otello Lupacchini.

Trentini che ha percorso la genesi del libro-inchiesta, durata alcuni anni, all’interno del supercarcere di Sulmona, dove scontano l’ergastolo autori di stragi che hanno stravolto la storia del nostro Paese: da Gaetano Puzzangaro e Domenico Pace, i killer del magistrato Rosario Livatino, il giudice ragazzino per il quale è in atto un processo di beatificazione, a Domenico Ganci, figlio del fedelissimo di Riina, e corresponsabile degli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Trentini li ha incontrati, ci ha parlato: non è stato facile. E non è stato facile nemmeno dar voce ai familiari delle vittime: Nando Dalla Chiesa, Manfredi Borsellino, Maria Falcone. E la sorella di Giovanni ha voluto inviare un videomessaggio in laguna, nel quale sottolinea l’importanza di educare alla legalità nelle scuole, invitando il mondo dell’informazione a raccontare la giustizia non solo come sistema ma anche come apertura a percorsi di riparazione, di riscatto.

Così come sua eminenza monsignor Moraglia ha puntato sì sulla necessità della pena proporzionata al reato commesso, la quale però deve sempre finalizzata alla riabilitazione della persona, laddove vi sia la volontà individuale di redimersi attraverso una via sì di speranza ma anche di difficile analisi introspettiva. Mentre il dottor Lupacchini si è soffermato sul ritratto, psicologico e sociale di chi si macchia di delitti efferati, personalità complesse, contorte, intelligenti, manipolatrici dalle quali occorre avere quel sufficiente distacco per non cadere nelle trappole che vengono tese, come ad esempio i finti pentimenti.

Testo a cura di Lucia Ravbar