L’ISLAM OLTRE I PREGIUDIZI

In Formazione, Sindacato Giornalisti by SGV Redazione

L’Islam, con i suoi intrecci legati anche al fenomeno dell’immigrazione, è sempre un tema caldo ma soprattutto un argomento da maneggiare con cura. E di cui non se ne sa mai abbastanza. Cautela da un lato, e curiosità dall’altro, che diventano – o dovrebbero –  necessità per chi deve scriverne o raccontarne senza travalicare i confini deontologici che il fatto di cronaca in sé potrebbe favorire, foss’anche in buona fede. Prova tangibile è stata la partecipazione al corso di formazione “L’Islam religione di pace o sacralizzazione della violenza?” tenutosi lunedì scorso all’Open Testolini di Mestre, dove Enrico Ferri, Yassine Lafram e Paolo Gonzaga, moderati da Romina Gobbo – che ha invitato a non identificare l’Islam con la violenza e a non confondere il ‘fondamentalismo’ (religioso) con la più insicura ‘radicalizzazione’ – hanno provato a dare delle indicazioni utili per orientarsi quando si incrocia un mondo con un ampio portato di tradizioni religiose e culturali, la cui mancata comprensione alimenta il giardino dei pregiudizi. Ancor più gravi quando portati all’attenzione dell’opinione pubblica senza alcun tipo di filtro, in primis quello deontologico. Questione affrontata di petto da Enrico Ferri che ha spiegato la recentissima (ottobre 2018) edizione delle Linee guida della ‘Carta di Roma’ (https://www.cartadiroma.org/cosa-e-la-carta-di-roma/linee-guida/) il protocollo deontologico di Fnsi e Ordine dei giornalisti per una corretta informazione sui temi dell’immigrazione diretta a contrastare i linguaggi d’odio – e lo ‘hate speech’ sui social – nel raccontare i fenomeni di xenofobia e razzismo che possono sfociare nell’islamofobia. A proposito della quale Yassine Lafram, giovane neo presidente dell’Ucoii l’Unione delle comunità islamiche italiane, ha ben rappresentato quanto il linguaggio sia un elemento cardine quanto mai scivoloso per cui si dà per scontata l’equiparazione dell’arabo col musulmano (quando invece non tutti gli arabi sono musulmani) e gli arabi sono solo una piccola parte dei musulmani, essendo gli indonesiani la maggior comunità islamica al mondo. Una realtà che viene però percepita in maniera opposta, se si pensa che dei 2682 attentati terroristici registrati dall’Interpol dal 2006 al 2013 solo 16 sono dichiaratamente di matrice islamica. Poco meno del numero (21) di versetti del Corano che contengono in radice la parola ‘jihad’ su un totale di 6000. Peccato che il suo primo significato non sia ‘guerra santa’, ma ‘sforzo’ religioso (specialmente intimo e individuale). Aspetti e sfumature lessicali che solo chi ha vissuto per anni in Egitto, come Paolo Gonzaga (traduttore, giornalista free lance e collaboratore dell’Ispi), può conoscere. Illustrando la tormentata storia del Vicino e Medio Oriente – dal secondo dopoguerra la fucina di ogni tensione internazionale – ha spiegato come la tormentata ricerca di democratizzazione di sempre più ampie fasce sociali si sia da un lato scontrata con le resistenze delle élite eredi dei califfati, e dall’altro abbia dato la stura al successo di alcuni perseguitati politici trasformatisi in ideologi che hanno piegato l’interpretazione del Corano a obiettivi politici interni, innescando tensioni che non potevano non coinvolgere il mondo occidentale memore delle sue responsabilità storiche, e non solo dei tempi del colonialismo.