Addio a “Giampa” Rossignati: «Dietro ogni storia ci sono persone e vite»

In News by SGV Redazione

«Quando arrivi sul posto dell’omicidio, immagina di avere una telecamera sulla spalla: inquadra il particolare che più ti colpisce il cuore, inizia il pezzo descrivendo quel particolare, poi “allarga” l’inquadratura su tutta la scena e scrivi…». Giampaolo Rossignati, mi disse queste parole, nell’85, quando da dietro gli occhiali e la barba mi aveva voluto spiegare come si scrive un pezzo di nera. In realtà come si scrive qualsiasi pezzo che sia fatto non solo di date e dati, ma anche di sentimenti: «Dietro a ogni storia ci sono persone e vite» diceva.
Giornalismo e tanta umanità, acutezza e ironia rivestivano il “Giampa”, come tutti gli amici lo chiamavano, sia nell’ambiente di lavoro che fuori. È morto venerdì 19 marzo a 75 anni: lo ha sconfitto un tumore scoperto due anni prima. Le cure, la chemioterapia, pareva esserne uscito. Un paio di giorni prima che si spegnesse, il peggioramento. Lucido fino alla fine, ha detto ai suoi cari: «Ho ancora tanti progetti, e mi fa rabbia sentire che le forze mi abbandonano».
Iscritto all’Albo dal 4 dicembre del 1971, ha lavorato in varie testate: agli inizi all’Informatore Agrario, poi l’Eco di Padova e la Tribuna di Treviso. La sua carriera però è segnata dagli anni al Gazzettino: nell’84 alla redazione di Verona, dove, era l’85, ha vissuto la svolta del quotidiano veneto, passato alla doppia fascicolazione e alla tecnologia fredda: addio macchine da scrivere, toccava ai computer. E poi a capo della redazione di Treviso, di quella di Vicenza, in sede centrale a Mestre, la parentesi del Nuovo Veronese. I suoi ex collaboratori lo sanno bene, la sera tardi arrivava la sua telefonata: «Ti ho cambiato il pezzo, l’attacco va fatto così, ci dovevi mettere più anima, domani rileggilo, buona notte». Una scuola per tanti: molti di quelli che hanno ricevuto quelle telefonate, oggi sono professionisti e lo ricordano con affetto e senso di riconoscenza.
Pensava sempre “in avanti”: «La carta stampata dovrà fare i conti con l’informazione on line». Lo diceva e ci scommetteva mentre ancora batteva i tasti della macchina da scrivere. Uscito dalla redazione indossava calzoncini e scarpe da calcio: immancabile alle partire della squadra dei giornalisti, tra un tiro e l’altro c’erano le sue battute allegre e graffianti che aleggiavano sul campo. Cosa che d’altronde avveniva anche nelle redazioni.
Con la pensione non è cambiato, nel senso che non si è mai fermato. Per cominciare il cammino di Santiago, e altri viaggi, zaino in spalla. Si è laureato e non ha mai smesso di suonare pianoforte e chitarra. Poi la felicità di diventare nonno. E la testa “piena di progetti”, come ha ripetuto anche prima di chiudere gli occhi.

Antonio Bochicchio

 

Alla moglie Ivana e ai figli Sara e Riccardo le più sentite condoglianze del Sindacato giornalisti Veneto, al quale Giampaolo Rossignati è sempre stato vicino.

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