Con il libro di Dina Lauricella “Il codice del disonore” anche il Manifesto di Venezia

In campolongo maggiore, manifesto di venezia, News, Sindacato Giornalisti by SGV Redazione

L’appuntamento è per lunedì 2 dicembre a Campolongo Maggiore alle 21. Prima l’installazione di una panchina rossa nel piazzale del municipio in via Roma 68, per dire no a qualsiasi forma di violenza, a partire da quella contro la donna. Poi, in sala consiliare il dibattito con la presentazione del libro  “Il codice del disonore – Donne che fanno tremare la ‘ndrangheta” alla presenza dell’autrice, la giornalista Dina Lauricella da anni impegnata per la Rai a raccontare la criminalità organizzata. Inchieste in presa diretta sia della sua Sicilia, ma anche della Calabria, terra quest’ultima caratterizzata da una mafia tra le più potenti al mondo, all’interno della quale gli uomini, per difendere l’“onore” della Società cui appartengono, non esitano a uccidere le proprie figlie, le proprie mogli, le proprie sorelle

La serata si inserisce nell’ambito delle iniziative varate dal Comune, insieme alle Parrocchie del capoluogo, di Bojon e di Liettoli, all’associazione culturale Mondo di Carta e al locale Circolo Auser, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Modera Chiara Boscaro di Riviera Donna, partecipa:  il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros dal 2002 al 2012, il primo ad arrestare Felice Maniero, Roberta Nicosia dello sportello antiviolenza Riviera del Brenta della Coop Iside, Monica Andolfatto segretaria regionale del Sindacato giornalisti Veneto, promotrice del Manifesto di Venezia per una informazione attenta, corretta e consapevole del femminicidio, contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini, e Michela Pavesi zia di Cristina, la studentessa universitaria di 22 anni, uccisa nel 1990 nell’assalto al treno ordinato da Faccia d’Angelo, capo della Mala del Brenta: l’obiettivo era il blindato da far saltare con il tritolo, la ragazza stava ritornando a casa da Padova, dopo aver concordato la tesi con il suo relatore, non sopravvisse all’esplosione.