Il giornalismo veneto, e polesano in particolare, piange la scomparsa di Roberto Rizzo, avvenuta nella notte all’ospedale di Rovigo. Aveva 88 anni. Risiedeva a Granzette, frazione di Rovigo, località Cantonazzo, dove era nato il 27 febbraio 1938. Diplomato al liceo classico e per un breve periodo studente in medicina, aveva manifestato la sua passione per il giornalismo maturando le prime esperienze alla Gazzetta Padana di Ferrara, dove era direttore responsabile Pino Bellinetti. In seguito, aveva collaborato con il Resto del Carlino, diretto da Giovanni Spadolini; quindi, su indicazione di Giuseppe Longo, era stato assunto al Gazzettino alla redazione di Vicenza per sostituire Toni Ferrio. Poco tempo dopo, era il 1966, era stato richiamato a Rovigo dove aveva ricoperto il ruolo di caposervizio e ha gestito il periodo di trasferimento della redazione da corso del Popolo a via Mure San Giuseppe, ex sede della Dc. A Rovigo è rimasto come responsabile fino al novembre 1994, anno in cui è stato posto in prepensionamento, con la sola parentesi di un anno e mezzo ancora a Vicenza tra il 1977 e il 1978. Storico iscritto al Sindacato giornalisti del Veneto, nel 1991 aveva inaugurato con Giorgio Lago, Luigino Rossi e Carlo Goia la redazione del giornale in via Verdi, chiusa recentemente. All’inizio degli anni Ottanta aveva ricevuto da Sergio Gervasutti, allora vicedirettore del Gazzettino, la proposta di andare a dirigere la Provincia di Lecco, ma aveva rifiutato l’opportunità per rimanere vicino al padre, all’amata moglie Romana e ai figli Roberta e Ludovico. Una volta in pensione aveva assunto l’incarico di responsabile editoriale del quotidiano La Voce di Rovigo dove con il tempo aveva esaurito la sua attività, evitando le presenze pubbliche dopo la scomparsa della consorte. Roberto Rizzo è stato un “cronista di razza”, passando dalla cronaca nera a quella politica, per salire a compiti organizzativi e di coordinamento; ha fatto crescere generazioni di giornalisti lanciando a risultati invidiabili l’edizione polesana del quotidiano del Nordest ai tempi della direzione di Lago. Dal carattere talvolta esplosivo, ma subito riportato a toni di bonomia, sapeva ricavare da tutti i suoi redattori e collaboratori il meglio dando l’esempio come coordinatore e “uomo di macchina”. Ha insegnato il rispetto e la deontologia quando certe regole non erano state ancora codificate e sapeva mantenere i rapporti spesso in amicizia e talvolta con spirito goliardico, da amante della buona tavola. Il suo insegnamento mancherà molto in tutti coloro che lo avevano conosciuto e apprezzato per professionalità e carattere. Il Sindacato giornalisti del Veneto è vicino alla famiglia e a quanti gli hanno voluto del bene.


