È frastornato e anche spaventato. Ma rincuorato dalle numerose attestazioni di vicinanza e solidarietà ricevute nella giornata più lunga della sua vita: quella dopo la bomba piazzata davanti al cancello della sua abitazione in una contrada di Enego (Vicenza) poco dopo le 23 di sabato 30 maggio.
Adriano Cappellari, 20 anni e la faccia del bravo ragazzo, suo malgrado è finito in una storia più grande di lui. Enorme e inquietante. Collaboratore del quindicinale L’Altopiano e del Giornale di Vicenza, fra qualche mese potrà chiedere l’iscrizione all’Albo dei giornalisti.
È contento di ricevere la visita di Monica Andolfatto, componente della giunta nazionale della Fnsi, e di Diego Neri, vicesegretario vicario del Sindacato giornalisti del Veneto: li abbraccia come dei cari amici. L’incontro avviene in cortile, con la presenza discreta dei carabinieri, uno in divisa, l’altro in borghese, la camionetta.
«Siamo qui a portarti anche il sostegno della segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, convinti che questo episodio – continuano i due rappresentanti sindacali – confermi quanto l’informazione locale sia sotto tiro e quanto di conseguenza sia importante presidiare i territori, illuminare le periferie che tali non solo per la criminalità».
«Ieri sono stato in caserma per cinque ore – dice Cappellari – e ringrazio le forze dell’ordine per quanto stanno facendo. Se mi sono fatto un’idea? Sinceramente no. Mi sento di escludere che l’attentato possa essere ricondotto alla mafia. Certo è che le minacce e le azioni intimidatorie sono legate alla mia attività di cronista in particolare dalle colonne de L’Altopiano. Una delle lettere minatorie è stata recapita nella sede del periodico e c’era scritto espressamente che mi dovevano eliminare dalla redazione. Ma ripeto io non capisco quale possa essere il movente. Non ho scritto di particolari vicende. Ho fatto parte del tavolo della legalità del Comune, e in tale veste abbiamo invitato don Maurizio Patricello, il prete coraggio di Caivano, con il quale ho costruito una bella amicizia. È stato tra i primi a telefonarmi. Il mio sogno è solo quello di fare il giornalista e non mollo».
A dargli forza e coraggio anche i vicini. Ironia della sorte a rimanere danneggiata dalla potente esplosione è stata la porta di ingresso del condominio attaccato al suo portone.
«Stanotte (ndr ieri) ho dormito da loro perché ero e sono sotto choc. I miei genitori e mia sorella sono partiti per una breve vacanza. Se non ci fossero stati i miei vicini che si sono dati da fare subito per spegnere le fiamme non so cosa sarebbe potuto succedere. L’ordigno infatti era composto da sei bombolette di gas da campeggio, una tanica di benzina e da bottiglie di alcol».
Altro che bottiglia incendiaria. La signora che abita al secondo piano è ancora scossa. È stata fra le prime a consolare Cappellari: «Per me il giornalismo è sacro. Adriano deve continuare anche per noi».
«Chi attacca un giornalista o un aspirante giornalista – aggiungono Andolfatto e Neri – attacca tutti i giornalisti e in particolare tutti i cittadini colpiti nel loro diritto a essere informati in maniera libera e indipendente».
Il saluto è una promessa e un impegno: Cappellari non sarà solo, non è solo. Con lui tutte le croniste e i cronisti che continueranno a tenere accesi i riflettori sulla vicenda che tocca l’intera comunità.

