Gedi in vendita. Il Sindacato giornalisti del Veneto esprime sostegno e vicinanza, assicurando il pieno appoggio alle iniziative di lotta, alle giornaliste e ai giornalisti del Gruppo Gedi che hanno deciso di astenersi dal lavoro nella giornata di domani venerdì 17 febbraio.
Al termine delle assemblee convocate oggi, giovedì 16 febbraio, tutte le testate, carta e on line, il coordinamento dei cdr del Gruppo Gedi ha proclamato una giornata di sciopero. I giornali non saranno in edicola sabato 18 e i siti non verranno aggiornati. Alla protesta aderisce anche Huffington Post. Solidarietà anche dal cdr de Il Gazzettino.
Di seguito il comunicato.
“Il 17 febbraio, i giornalisti e le giornaliste de Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre. La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi – insieme ai colleghi e colleghe di tutte le testate del Gruppo Gedi – sono in sciopero.
Il sito non sarà pertanto aggiornato e sabato 18 i nostri giornali non saranno in edicola, come neppure i quotidiani nazionali Repubblica e La Stampa.
Le redazioni sono in sciopero per protestare a seguito della “messa sul mercato” di singole testate o gruppi di testate, con i loro siti e giornali di carta e digitali.
Come ha detto l’amministratore delegato di Gedi Maurizio Scanavino, nell’incontro di mercoledì con i Comitati di redazione: «Dipende dall’offerta e dagli interlocutori», confermando che sono in corso contatti con gruppi interessati all’acquisizione delle storiche testate del Nordest (il Mattino di Padova, la Nuova di Venezia, la Tribuna di Treviso, il Corriere delle Alpi, Il Messaggero Veneto e Il Piccolo) a cui si aggiungerebbe la Gazzetta di Mantova. Ma il principio può essere esteso anche a La Stampa, la Repubblica, Il Secolo XIX, la Provincia Pavese, la Sentinella del Canavese, le radio: non c’è più il «perimetro di riferimento aziendale» che lo stesso Ad aveva delineato solo a dicembre.
Quello che è stato il più grande gruppo editoriale italiano e che – dalla sera alla mattina – ha già venduto in tre anni testate storiche come la Nuova Sardegna e Il Tirreno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio Emilia, La Nuova Ferrara, L’Espresso, Micromega, si apre nuovamente al mercato.
La logica del vantaggio economico si è rapidamente sostituita a quella dell’interesse per i territori e l’informazione, per la quale tutti i giornalisti hanno lavorato in questi anni e lavorano quotidianamente anche affrontando da tempo sfide e incognite di una non facile transizione digitale. Lavoro messo ora sul mercato con tanta leggerezza con una logica puramente imprenditoriale che non possiamo accettare.
La proprietà privata nel libero mercato ha facoltà di vendere – pur assumendosi la responsabilità di disperdere l’eredità di un gruppo editoriale che ha fatto la storia dell’informazione in Italia, proiettandosi per primo e in posizioni di primato anche nel mondo della comunicazione digitale – ma bisogna fare attenzione: l’informazione libera è un “bene sensibile” essenziale alla democrazia”.
Solidarietà e vicinanza anche da parte di tutte le Rsu del Gruppo:
“Tutte le RSU delle società del Gruppo GEDI esprimono la loro vicinanza al Coordinamento dei Comitati di Redazione dei giornali del Gruppo GEDI a seguito delle voci di trattative non smentite di vendita delle storiche testate del Nord-Est. Ne condividiamo le preoccupazioni sia sul piano occupazionale che su quello editoriale perché sono anche le nostre, viste le scelte fatte dalla proprietà, che hanno coinvolto, di recente, la vendita dell’Espresso, la cessione di due rami d’azienda di Gedi Digital e ora le notizie di vendita delle testate del Nord-Est”.
Exor: sindacati chiedono incontro a vertici Gedi, ‘preoccupati su assetto futuro
«Le segreterie nazionali della Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil esprimono una forte preoccupazione sul futuro assetto del gruppo Gedi, a fronte anche di un continuo rincorrersi di notizie sulla vendita di diverse testate locali». Così in una nota in cui i sindacati si rivolgono direttamente ai vertici del gruppo editoriale (controllato dalla holding Exor), sottolineando come Gedi in questi ultimi anni abbia effettuato «diversi piani di riorganizzazione che hanno interessato il personale con percorsi di trasferimento ed accesso ai prepensionamenti, nell’ambito di accordi nazionali e nel rispetto di consolidate relazioni industriali». Per questo, le tre sigle considerano «non più rinviabile un incontro con i vertici aziendali, per conoscere il progetto editoriale/industriale» di Gedi, «nell’ottica dello scenario dell’innovazione digitale che interessa il settore della produzione di contenuti informativi». Fonte “Il Sole 24 Ore Radiocor Plus
Nella foto i giornalisti Gedi al congresso Fnsi di Riccione


