Odio e violenza in rete, la responsabilità dei giornalisti: no ai commenti volgari e razzisti sui social

In Sindacato Giornalisti by SGV Redazione

Il Sindacato giornalisti Veneto condivide e rilancia la Raccomandazione del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto del 23 luglio 2018 di cui si riporta il testo integrale

Non è accettabile che testate giornalistiche, attraverso i propri siti internet o canali social, si prestino a fare cassa di risonanza a incitazioni alla violenza e odio, e perfino a istigazioni a delinquere, pubblicando senza alcun filtro i commenti, talvolta deliranti, che i lettori fanno su specifiche notizie di cronaca.

Una testata registrata non può essere terreno di libera e incontrollata pubblicazione di un testo da parte di chicchessia, senza alcun filtro: le conseguenze, anche a livello disciplinare, non possono non ricadere su chi ha la responsabilità di tali scelte. Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti del Veneto invita, pertanto, i giornalisti, e in particolare i direttori responsabili e i colleghi che ricoprono ruoli di vertice nelle testate giornalistiche, a una particolare attenzione e cautela, per evitare che vengono compromessi la credibilità e l’autorevolezza delle testate giornalistiche, il cui ruolo è quello di informare, non di farsi mezzo di propagazione di insulti e offese, di parole di violenza. È vero che il mondo dell’informazione è cambiato, ma le regole del buon giornalismo sono immutate: un tempo non ci saremmo mai sognati di pubblicare interventi deliranti, diffamatori, violenti di qualche lettore. Per quale motivo oggi ciò viene accettato in Rete?

Il giornalista ha una grande responsabilità, alla quale non può, non deve sottrarsi in nome di qualcosa che non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione. Ciò a prescindere da quale sia il pensiero che ciascuno ha il diritto di esprimere.

Il giornalista è tenuto a comportarsi con lealtà e buona fede, come previsto dalla legge professionale e dalle norme deontologiche, anche nell’attività svolta sui social: una cosa è esprimere la propria opinione, un’altra diffondere campagne discriminatorie e alimentare odio attraverso commenti, oppure rilanciando notizie false, costruite da qualcuno per solleticare i più bassi istinti.