Rinnovamento e unità, elezioni Ordine: presentata la squadra di Controcorrente 2020 Veneto

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Verso le elezioni dell’ente di categoria che si svolgeranno il prossimo 15 novembre: presentata la squadra di Controcorrente in Veneto.

Per il consiglio direttivo regionale in campo, in ordine alfabetico, Claudio Baccarin, Sara Barovier, Giovanni D’Alessio, Lino De Marchi, Giorgio Gasco, Giuliano Gargano (professionisti), Giacomo Costa, Matteo Guarda e Nicoletta Masetto (pubblicisti) mentre per i revisori Andrea Buoso, Enrico Scotton (professionisti) e Claudio Girardi (pubblicisti); in corsa per il consiglio nazionale Gianluca Amadori, Maurizio Paglialunga (professionisti) e Sara Salin (pubblicista).

E’ stato lo stesso presidente regionale uscente Amadori a ufficializzare, nel corso del direttivo del Sindacato giornalisti Veneto di lunedì 26 ottobre, la rosa di candidati che si riconosce appunto nel programma di ContrOrdine, condiviso da 14 Ordini regionali, fra cui il Veneto, che hanno individuato il collega Carlo Bartoli, presidente uscente dell’Ordine toscano, quale proprio candidato alla presidenza nazionale.

Un nome questo di Bartoli, formalizzato lo scorso giugno, a garanzia di un percorso costruttivo improntato a un reale rinnovamento e alla necessaria unità degli istituti che rappresentano i giornalisti: Ordine, Fnsi, Inpgi, Casagit, Fondo complementare.

CONDIVISIONE  – Diritti e doveri, autonomia e indipendenza, autorevolezza e formazione, coesione e dialogo e soprattutto, appunto, rinnovamento. Sono le parole che Carlo Bartoli, intervenuto al direttivo Sgv partecipato da una cinquantina di colleghi, ha utilizzato per sintetizzare i punti qualificanti del “manifesto” di ContrOrdine 2020, cui aderisce Controcorrente 2020 Veneto il cui riferimento è la maggioranza Fnsi trasversale a tutti gli enti, cui è organico lo stesso Sgv. «Ci siamo costituti – ha spiegato Bartoli – come un soggetto inclusivo aperto al contributo di quanti nei diversi territori hanno a cuore il bene del giornalismo e dell’informazione, nella consapevolezza che siamo a una svolta per il futuro della categoria messa a dura prova da lacerazioni interne, perdita costante di credibilità, influenza e purtroppo pure di rispettabilità. Non ci interessa avere il consenso perché siamo meno peggio di altri, bensì perché ci riconosciamo nei valori, nel metodo, nel lavoro di squadra, nell’impegno, nelle competenze».

CONVERGENZA – «La convergenza sul nome di Bartoli è scaturita – ha spiegato Monica Andolfatto, segretaria regionale Sgv – dalla condivisione del progetto proposto che è in discontinuità con l’attuale gestione dell’Ordine nazionale e improntato alla non più indifferibile riforma. Serve un Ordine che sia soggetto attivo e interlocutore riconosciuto nell’interpretare e gestire la complessità attuale della professione. Serve un Ordine che, nel rispetto dei ruoli, faccia la sua parte e operi insieme alla Fnsi per riportare al centro della discussione la necessità e la dignità del lavoro giornalistico in tutte le sue sfaccettature: dentro e fuori le redazioni tradizionali, nelle tv locali e nazionali, negli uffici stampa pubblici e privati, nell’on line, nelle piccole e nelle grandi realtà. E il Sindacato giornalisti Veneto è convinto che Bartoli, insieme alla dirigenza che lo affiancherà, saprà svolgere appieno questo mandato, così come i colleghi che si sono messi al servizio della categoria in Veneto, raccogliendo il testimone dai componenti del consiglio uscente, guidato da Gianluca, a cui va il nostro grazie sincero per l’impegno profuso a tutela dei giornalisti. E mi riferisco sia a chi ha scelto di continuare il lavoro avviato, D’Alessio, Gasco, Gargano e Guarda, sia a chi ha deciso di entrare in lizza, Baccarin, Barovier, De Marchi, Costa e Masetto, senza dimenticare chi ha preferito passare la mano, primo fra tutti Leopoldo Pietragnoli, ma anche Antonella Scambia, e sul fronte nazionale Lucio Bussi e Michela Canova».

ESPERIENZA – Dopo aver ribadito il pieno appoggio a Bartoli, Gianluca Amadori ha ricordato come e quanto sia complessa e difficile l’attività dell’Ordine, a partire dalla “semplice” gestione dell’Albo tanto per le nuove iscrizioni che per la revisione degli iscritti. «Speriamo che dopo la proroga strumentale e assurda della data delle votazioni imposta dal presidente nazionale uscente, ora si riesca a esprimere il voto e ci si possa mettere a lavorare concretamente per affrontare tutte le sfide che ci aspettano in scenari che mutano di continuo. La squadra che proponiamo raccoglie le varie anime della professione per un consiglio il più rappresentativo possibile. E’ stato elaborato un programma articolato che presto verrà diffuso a tutti i colleghi. Al riguardo fin d’ora esprimo l’auspicio che tutti insieme cercheremo di creare attorno ai nove eletti un retroterra di colleghi disponibili ad aiutare sia per l’organizzazione di attività e iniziative sia per il contributo di idee».

PARTECIPAZIONE – Chiaro e netto Maurizio Paglialunga: «Sosteniamo Bartoli quale garante di un processo partecipativo che è mancato del tutto sotto l’attuale presidenza, la quale in modo sistematico ha esautorato il consiglio nazionale, svuotandolo delle sue prerogative, escludendolo da scelte e decisioni apprese a distanza di tempo e solo una volta diventate operative. Per non parlare della vergognosa operazione del rinvio delle elezioni, scommettendo di fatto sulla pandemia. Si poteva votare in piena sicurezza lo scorso 4 ottobre ma già a luglio quando certo non c’era l’emergenza sanitaria, un mese dopo la candidatura ufficiale di Bartoli, gli Ordini di Campania e di Lombardia hanno annunciato che bisognava spostare le elezioni per non mettere a rischio la salute dei giornalisti. Non mi dilungo sul punto perché già in più sedi mi sono espresso con sdegno e disappunto. Ora – ha concluso Paglialunga – l’unica disponibilità a un ulteriore rinvio sta in capo al Parlamento. Dico che aver rinviato il voto ha danneggiato l’Ordine perché ne ha compromesso l’immagine, facendo ringalluzzire il partito dell’abrogazione, e portando all’attuale paralisi, con un esecutivo dimezzato e senza mandato. Se la pressione pandemica non molla, l’Ordine diventerà ancor più marginale. Un Ordine in queste condizioni non aiuta la categoria e nemmeno l’Inpgi che ha una scadenza al 31 dicembre. Sì, qualcuno gioca al tanto peggio e al tanto meglio in una situazione drammatica che impone invece enti di categoria nel pieno della loro operatività e nel pieno delle loro gerarchie democraticamente elette, che si presentino uniti ai tavoli con il Governo e con gli editori».

 

Nella foto: Carlo Bartoli al microfono, Monica Andolfatto e Massimo Zennaro, segretaria regionale e vice segretario Sgv

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