Inpgi: ok a manovra presentata a gennaio, ora tocca al governo

In Inpgi by SGV Redazione

Dall’inizio dell’anno non c’è stato un direttivo regionale del Sindacato giornalisti Veneto in cui non si sia parlato e discusso della situazione dell’Inpgi. Il componente di giunta Massimo Zennaro, fra i membri del cda dell’Ente, ha puntualmente informato sull’evoluzione del “quadro clinico” e non si è mai sottratto al confronto e alle richieste di chiarimenti e delucidazioni arrivate da colleghe e colleghi.

Così come abbiamo sempre avuto la disponibilità della stessa presidente Marina Macelloni a intervenire in prima persona per aggiornare sullo stato delle trattative con il governo per scongiurare il commissariamento e garantire l’indipendenza e l’autonomia dell’Istituto, patrimonio di tutta la categoria. Lo ha fatto fin dall’immediatezza del varo di una “miniriforma” imposta dal Ministero – senza la quale la strada era ed è la consegna delle chiavi dell’Inpgi – partecipando lo scorso febbraio a un seguitissimo direttivo regionale, dedicato solo all’Inpgi, nel quale ha esposto tutti i punti contenuti nella delibera approvata ieri, 23 giugno, dal cda. Approvazione che come disse allora Macelloni era subordinata all’impegno concreto del governo di sedersi al tavolo e fare la propria parte per mettere in sicurezza l’Inpgi, a fronte dei ripetuti sacrifici sostenuti dai giornalisti.

https://www.sindacatogiornalistiveneto.it/sindacale/inpgi-la-presidente-macelloni-al-direttivo-sgv-sacrifici-utili-sono-con-lingresso-dei-comunicatori/

La manovra correttiva su prestazioni ed entrate, come previsto dalle norme (art 16 quinquies legge 58/19 e proroga in legge di Bilancio 2021) che davano come ultima scadenza la fine giugno 2021, è stata quindi approvata a maggioranza ed è la stessa sui cui il cda appunto aveva espresso un impegno a gennaio.

 La decisione di dar luogo alle misure, oltre che nel rispetto della legge è anche maturata politicamente per l’avvio di un confronto con Palazzo Chigi e gli altri ministeri coinvolti per l’allargamento della platea che renda strutturalmente stabili i conti dell’Inpgi e che eviti l’assorbimento da parte dell’Inps con quel che conseguirebbe sulle pensioni in essere (rischio di ricalcolo dal 1996) e su quelle futuro (ricalcolo sicuro dal 1996).

Una soluzione strutturale necessaria, vista la perdita dei rapporti di lavoro e lo squilibrio dell’ente (che oggi conta circa 14 mila attivi e 10 mila pensionati, a causa di una crisi di settore senza precedenti e che ormai dura da anni.

Alla base della manovra i principi di equità e sostenibilità, fondamentali per essere credibili e dare un futuro al sistema previdenziale dei giornalisti, nella consapevolezza che, insieme all’allargamento della platea, è vitale rilanciare il lavoro, l’occupazione quella buona però, altrimenti a fallire sarà la nostra stessa professione.

Maggiori entrate e minori uscite dunque. Nella prima voce, il contributo straordinario dell’1% per giornalisti attivi e pensionati per un tempo definitivo, ovvero 5 anni. Per chi è ancora al lavoro si traduce in un aumento del castelletto che sul quale si andrà a calcolare la rendita pensionistica. Per chi è in quiescenza invece si tratta di partecipare al salvataggio da una posizione diciamo meno precaria: e cioè quella assicurata da un reddito fisso che in media per la prima volta nella storia dell’Inpgi la “retribuzione da pensione” è più alta in media della “retribuzione da lavoro dipendente”. Va ricordato purtroppo che gli stipendi sempre più spesso risentono degli effetti delle crisi aziendali e sono tagliati dagli ammortizzatori o dalle riduzioni di orario e la dinamica salariale risente dei “raffreddamenti” spesso imposti all’atto dell’assunzione con forfait comprensivi di tutte le “voci mobili” della busta paga.

Queste nel dettaglio le misure adottate:

1) L’introduzione per 5 anni di un contributo straordinario, pari all’1%, a carico dei giornalisti attivi (nella formula di una maggiore contribuzione previdenziale) e pensionati (solo pensioni Inpgi 1): determinerà un incremento di gettito di 15,5 milioni di euro all’anno (77,5 milioni di euro in cinque anni)

2) La rimodulazione del limite di reddito cumulabile con la pensione di anzianità, con l’abbassamento della attuale soglia di franchigia a 5.000 euro annui (per scoraggiare il ricorso al lavoro dei pensionati nelle redazioni a scapito di giovani e disoccupati). C’è una deroga: chi ha una pensione di importo inferiore al minimo contrattuale annuo del redattore ordinario vigente nell’anno precedente (oggi pari a 38 mila euro) ha il limite di reddito cumulabile fissato, a decorrere dal 2022, in 22.000 euro. Risparmio calcolato di 1,5 milioni di euro annui.

3) La sospensione delle prestazioni facoltative (superinvalidità, case di riposo, sussidi). Il risparmio riguarderà le nuove domande e a regime, per un risparmio di spesa annuo stimabile in 1,2 milioni di euro. NB: le prestazioni facoltative in essere rimangono attive.

4) Poiché la pensione di anzianità erogata dall’Inpgi si consegue con 62 anni e 5 mesi di età e 40 anni e 5 mesi di contributi, è stata introdotta una percentuale di abbattimento pari al 3% su base annua, rapportata agli anni e ai mesi mancanti al raggiungimento del requisito della pensione anticipata vigente nel sistema generale e, cioè, oggi 41 e 10 mesi per le donne e 42 e 10 mesi per gli uomini. La misura potrebbe comportare una minore spesa nel primo anno di 255mila euro, nel secondo anno di 510mila, nel terzo anno di 765mila euro e così via.

5) La riduzione dei costi di struttura in misura pari almeno al 5%, che si aggiunge al taglio del 10% già deciso per i costi degli Organi collegiali, per un risparmio di 1,25 milioni di euro all’anno.

Oltre a questo, numerosi membri del Cda si sono espressi a favore di aumento della contribuzione da parte degli editori dell’1%: una contribuzione fiscalizzata, in modo che non pesi sulle casse delle case editrici, già fiaccate dalla crisi. La manovra sarà operativa solo dopo il via libera dei ministeri vigilanti.

Nei giorni prima del Cda ci sono state numerose polemiche, soprattutto da parte di alcuni pensionati contrari al contributo di solidarietà. In pratica stiamo parlando di 18,37 euro netti al mese per chi ha una pensione di 50mila euro lordi anno, cioè oltre 2.850 euro netti al mese.

Contributo solidarietà pensionati

Pensione lorda – Prelievo netto

40.000 – 10,48

50.000 – 13,10

65.000 – 18,37

88.000 – 26,08

125.000 – 37,28

170.000 – 51,10

320.000 – 97,18

Per quanto riguarda, invece, gli attivi non si tratta di un taglio, ma di un risparmio in vista della futura pensione. Il prelievo dell’1% per cinque anni, infatti, finisce nel proprio cassetto previdenziale. Per il redattore ordinario a 38mila euro di stipendio vale 18,12 euro di prelievo netto al mese per un beneficio annuo di pensione di 109,25 euro lordi. Il prelievo è di 29,50 euro netto per chi è a 65mila euro, con un aumento annuo della futura pensione di 186,88 euro lordi.

Maggiore contribuzione attivi

Stipendio lordo – Prelievo netto – Aumento annuo pensione

38.000 – 18,12 -109,25

65.000 -29,50 – 186,88

90.000 – 39,46 – 258,75

120.000 – 52,62 – 345,00

150.000 – 65,77 – 431,25

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