«Il rinnovo del contratto significa anche adattare la realtà della professione al tempo che viviamo, un tempo che non vorrebbe la mediazione dei giornalisti fra gli eventi e l’opinione pubblica, un tempo che anzi vive quasi come un fastidio il nostro lavoro. E questo è uno dei principi, che assieme alla giusta rivendicazione salariale, deve muovere la trattativa che noi sosteniamo pienamente, facendo un chiaro richiamo alla politica anche per la riforma dell’equo compenso e della nostra legge istitutiva vecchia di 63 anni».
È stato l’intervento del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneti, Andrea Buoso, a concludere la manifestazione di protesta in piazza Bra, il 16 aprile, nella terza giornata nazionale di sciopero. Mentre Laura Perina ha partecipato in rappresentanza del Consiglio nazionale a sottolineare ancor di più l’unità degli enti che governano la categoria.
Prima si sono alternati al microfono, Domenico Affinito e Matteo Naccari della segreteria Fnsi, la presidente dalla Cpo-Fnsi Mara Pedrabissi e il vice presidente dell’Inpgi, Mattia Motta.
«In Italia negli ultimi 15 anni – ha esordito Affinito – si è inceppato il meccanismo di redistribuzione della ricchezza che per tutti i lavoratori è garanzia di libertà. È in questo contesto che si inserisce la nostra vertenza che tutela l’informazione bene pubblico, in quanto veicola i nostri diritti ma anche i diritto degli altri. Quando un cittadino è informato, è un cittadino che può scegliere. Senza una informazione professionale, indipendente, pluralista si crea non solo un vuoto di democrazia ma anche un vuoto in tema di sicurezza di un paese che può cadere preda di notizie false o manipolatorie. Gli editori, ma anche la politica, devono farsene carico».
Ha ringraziato tutti i partecipanti, Naccari, con particolare riguardo alla rappresentanza dell’Aser, guidata dal presidente Paolo Maria Amadasi, e al collettivo FX di Reggio Emilia, autore dei poster esposti con i volti delle giornaliste e dei giornalisti che hanno fatto la storia, a volte a costo della loro stessa vita, dell’informazione in Italia e all’estero.
«Sull’utilità e sull’opportunità della nostra protesta non vi è dubbio alcuno. Abbiamo vinto. Gli scioperi sono riuscitissimi. Non accadeva da anni. Abbiamo dato e stiamo dando dimostrazione di grande unità, riuscendo anche a riavvicinare i giovani al sindacato. Ora è importante non mollare, andare avanti con altre forme di mobilitazione se gli editori non torneranno al tavolo. La nostra non è una mera rivendicazione economica. Avere un contratto nuovo significa consentire un futuro di dignità al giornalismo».
Appello a non mollare raccolto subito da Pedrabissi: «Le donne ci sono. Nella professione, sempre di più, anche se ancora poche nei posti di comando. E ci sono sempre in piazza a manifestare. A dire che la nostra professione è insostituibile, che senza di essa i fatti non verrebbero raccontati, che è un bene prezioso di cui ti accorgi quando viene a mancare e allora potrebbe essere troppo tardi. Andremo avanti per noi, per i cittadini e le cittadini e soprattutto per le ragazze e i ragazzi che hanno il diritto di ereditare questa professione bellissima e necessaria».
Motta ha portato la solidarietà dell’Inpgi, che ora si occupa dei giornalisti non dipendenti, e del suo presidente Roberto Ginex: «Senza lavoro non c’è previdenza e ha ragione la segretaria Costante nel dire che questa vertenza tiene insieme tutti, i garantiti e i meno garantiti, perché partendo dagli ultimi, dai cosiddetti rider della notizia, si tiene alta la media di tutta l’informazione».
In piazza a testimoniare il sostegno pieno alla vertenza gli amici di Unarga/Argav, gruppo di specializzazione della Fnsi, con Efrem Tassinato, anche vicesegretario collaboratore di Sgv.


