Il Veneto non poteva mancare alla celebrazione del ventesimo anniversario dell’inaugurazione del monumento alla libertà di stampa di Conselice. Il Sindacato Giornalisti Veneto c’era, giovedì 1 ottobre, nella piazza del piccolo comune ravennate per riaffermare un principio essenziale: la libertà di informare e di essere informati come fondamento della democrazia.
Conselice ha celebrato ieri il ventennale dell’inaugurazione del monumento alla Pedalina, che ricorda gli stampatori clandestini fucilati tra il 30 settembre e l’1 ottobre 1944. L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale, dalla Federazione nazionale della stampa italiana e dall’Associazione della stampa Emilia-Romagna, le quali – assieme – cinque anni fa hanno dato vita all’Osservatorio sulla libertà di stampa.
A ricordare la storia del monumento è stato il sindaco Andrea Sangiorgi : «La storia di Conselice come patria della libertà di stampa nacque 82 anni fa, quando Cesare Gaiba, Pio Farina, Giovanni Quarantini ed Egidio Totti rinunciarono alla vita, pur di tutelare i compagni stampatori. Persone comuni, che vivevano di cose semplici, capaci di resistere al controllo del regime, opponendo una realtà diversa da quella propugnata dalla propaganda. L’informazione oggi è ben più fruibile, ma la sovrabbondanza di notizie non deve atrofizzarci nel pensiero critico».
Presidente dell’Osservatorio fin dalla costituzione, Paolo Berizzi ha riflettuto sul valore della memoria, che – parafrasando Sandro Pertini – non deve limitarsi al deporre una corona di fiori, ma raccontare cosa accade intorno. Sebbene il contesto storico sia differente, la minaccia del potere è sempre viva, quando questo teme le voci di quanti ne descrivono con obiettività vizi e abusi. Berizzi ha citato Piero Calamandrei, sottolineando come la libertà sia identica all’aria, poiché se ne percepisce il valore, solo nel momento in cui è assente e si resta senza fiato. «Quando mi fu chiesto di presiedere il neonato Osservatorio, provai due forti sensazioni. La prima era l’onore di poter raccogliere in questo contenitore, unico in Italia, le voci di chi ha meno voce. Allo stesso tempo, ho provato il senso di responsabilità che questo organismo porta con sé, come garante del valore civile della libera stampa».
Erano presenti i ragazzi dell’istituto comprensivo Foresti, che hanno lavorato sulla figura di Peppino Impastato, esempio di coraggio nella lotta alla mafia, realizzata tramite la sua radio indipendente Aut. A loro si è rivolto il presidente di Aser, Paolo Maria Amadasi : «Mi trovo di fronte a una platea di ragazzi che potrebbero essere miei nipoti, per raccontare loro il valore di questa professione. Parlare davanti alla pedalina mi dà sempre una certa emozione, ancor più nel ventennale della nascita di questo prezioso monumento». Amadasi ha sottolineato l’infondatezza del pregiudizio, che vorrebbe descrivere i giornalisti come una casta di lamentosi, quando questi si trovano a fronteggiare crescenti difficoltà. Il censimento di Reporters sans frontières colloca l’Italia al cinquantaseiesimo posto nella classifica mondiale: una posizione deludente nel contesto europeo, dove seguono solamente Ungheria, Bulgaria e Malta.
Giuseppe Mennella , segretario di Ossigeno informazione, ha poi sottolineato come solo nei primi sei mesi del 2026, centotrentotto giornalisti siano stati vittime di vessazione.
Durante la cerimonia sono stati consegnati riconoscimenti a Lorenzo Guadagnucci e Luciana Esposito. Il primo è noto per la narrazione in prima persona dei fatti avvenuti al G8 di Genova del 2001, quando fu vittima delle violenze della polizia durante la perquisizione fittizia della scuola Diaz. «Subimmo un pestaggio selvaggio la notte del 21 luglio – ha condiviso Guadagnucci –. La Corte europea lo definì un caso di tortura e Amnesty international descrisse i fatti della Diaz, come la più grave sospensione dei diritti umani in Europa dal secondo conflitto mondiale». Durante l’incursione, il giornalista non poté nemmeno qualificarsi come giornalista, avendo seguito la manifestazione pacifica nel ruolo di comune cittadino: «In quel momento ero una persona qualsiasi, anzi, ero una non-persona. Ero poco più che un oggetto senza diritti, come direbbe la filosofia, ero nuda carne». Da quell’esperienza Guadagnucci ha scritto diverse pubblicazioni, fra cui per ultima «Chiedo scusa se vi parlo del G8 di Genova», ed è stato fondatore del Comitato verità e giustizia, dedicandosi alla denuncia dei fatti, chiedendo chiarezza alle forze dell’ordine.
Luciana Esposito è stata premiata in virtù del suo coraggio nel raccontare il retroterra mafioso di Napoli est: un impegno che le è costato una netta limitazione della libertà personale: dal maggio 2025 vive sotto scorta. Parlando ai ragazzi, ha condiviso la sua esperienza: «Sono un’idealista e sogno di migliorare la realtà in cui vivo. Racconto della periferia che tutti conoscono per il murales di Maradona con Che Guevara, ma che costituisce il cosiddetto “triangolo della morte”. Uno spazio in cui dei bambini come voi, si ammalano in case contaminate dall’amianto e quando vedono i lampeggianti della polizia si mettono a piangere impauriti: la camorra è riuscita a inculcare loro il timore dello Stato».
Volendo consapevolizzare i ragazzi delle scuole di Conselice, avvicinandoli al modo dell’informazione, Aser ha deciso di donare loro l’abbonamento ad alcune testate locali, come Resto del Carlino, Corriere di Romagna e il settimanale Sabato sera. Diversamente dall’usuale borsa di studio in denaro, l’Assostampa ha preferito – accogliendo un suggerimento del consigliere Saverio Cioce – che il premio intitolato a Camillo Galba , potesse rappresentare un’occasione per conoscere la stampa del territorio. Galba fu giornalista del quotidiano piacentino Libertà, presidente Aser per due mandati, componente della giunta esecutiva Fnsi: a consegnare il premio sono stati il fratello Emanuele e Saverio Cioce.
Infine, a nome di Fnsi, il segretario aggiunto Matteo Naccari ha portato i saluti della segretaria generale Alessandra Costante e si è rivolto ai colleghi, incoraggiandoli sul valore della solidarietà nella categoria: «Abbiamo necessità di un maggiore spirito di gruppo, così da poterci unire nelle comuni sfide professionali. In questi anni si sono persi migliaia di posti di lavoro e la ricerca delle notizie è stata appaltata a un esercito di precari pagati pochi euro per articolo. I redattori sono relegati al desk a smistare comunicati stampa, mentre il loro contratto resta bloccato, scaduto da dieci anni, sotto il giogo di editori miopi. Se vogliamo tornare ad essere liberi, dobbiamo riunirci e dire no tutti insieme».
Alle celebrazioni hanno partecipato anche il vicepresidente dell’Inpgi Mattia Motta, il segretario del Sigim, Sindacato giornalisti Marchigiani, Piergiorgio Severini, e Giuliano Doro, neo presidente dell’Unione giornalisti pensionati del Veneto,in rappresentanza di Sgv. Con loro, il consiglio direttivo dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, guidato dal presidente Silvestro Ramunno.


