2 giugno 2021: dare futuro all’informazione. I giornalisti festeggiano la Repubblica con Zaia, Fornaro e Giulietti

In Eventi, Sindacale by SGV Redazione

«Celebrare la Festa della Repubblica, per il Sindacato giornalisti Veneto è quanto mai attuale. Non si tratta di un mero esercizio di memoria, ma di prendere consapevolezza che la libertà di stampa è stata ripristinata con la Costituzione e sancita dall’articolo 21. Articolo che in questa fase storica è fra i più sfregiati». Con queste parole  la segretaria del Sindacato giornalisti Veneto, Monica Andolfatto, ha introdotto mercoledì 2 giugno la seduta straordinaria del consiglio direttivo Sgv.

Invitati il presidente della Federazione nazionale della stampa, Giuseppe Giulietti e il presidente della Regione, Luca Zaia. Presente anche il capogruppo di Leu alla Camera, onorevole Federico Fornaro, uno dei parlamentari più attivi nel farsi interprete delle “emergenze” della categoria e presentatore di emendamenti per la legge sull’equo compenso e per l’abolizione dei cococo.

L’iniziativa è sulla scia della mobilitazione del giorno precedente con i giornalisti scesi in tutte le piazze del Paese, in Veneto a Verona, per chiedere al Governo la giusta attenzione all’informazione considerata strategica per la tenuta del sistema democratico.

Zaia impegnato da doveri istituzionali, ha partecipato con un contributo video. Nel ringraziare Fnsi e Sgv ha detto rivolgendosi ai giornalisti: «L’informazione, la libertà di stampa rappresentano uno dei pilastri della democrazia, non a caso è sancito dalla Costituzione. Una riflessione  che faccio in un contesto particolare, quello della sede della Protezione civile di Marghera, che mi vede qui da mesi per l’emergenza Covid. Se non ci fosse stato il vostro lavoro e se voi non foste stati al mio fianco, sarebbe stato molto difficile non solo comunicare ai veneti ma anche venire fuori da questa tragedia. Si possono fare mille considerazioni – ha concluso – ma penso sia fondamentale pensare che l’informazione non debba essere materia da tribunali».

Ed è stato Giulietti, a nome di tutti i giornalisti, a sua volta a ringraziare Zaia per la vicinanza e la condivisione dei valori costituzionali, chiedendo a lui e anche a Fornaro di rappresentare a Draghi la necessità di un incontro sul futuro dell’informazione, prima che la crisi del settore dell’editoria faccia precipitare definitivamente l’Italia, nelle graduatorie internazionali sulla libertà di stampa, nelle ultime posizioni insieme a Ungheria e Polonia.

«Al riguardo – ha spiegato Giulietti – la tutela del lavoro, il suo rilancio e la messa in sicurezza dell’Inpgi non sono questioni estranee. L’Inpgi è stato voluto autonomo nel dopoguerra per sottrarre i giornalisti dal controllo dei regimi prima e dei governi dopo. Sia chiaro. E poi, come si può pensare che un giornalista sia libero se non è prima libero dal bisogno, che libertà ci può essere se vengo pagato pochi euro a pezzo?».

« Richiamare le origini del senso stesso della professione e del fare sindacato – ha chiarito Giulietti – non è retorica, ma ispirazione per il presente perché se non diamo piena attuazione all’articolo 21 non c’è vertenza di lavoro che tenga. In questo modo il Sindacato giornalisti Veneto svolge una funzione essenziale di collegamento  della memoria con l’azione attuale nei confronti del Governo Draghi cui stiamo riproponendo in termini  moderni questioni che sono a fondamento della Repubblica. Quando noi in queste ore andiamo davanti alle prefetture e chiediamo di liberare il diritto di cronaca dalle querele bavaglio e  dal carcere per la diffamazione, quando chiediamo di richiamare l’attenzione sull’equo compenso con la legge ferma dal 2012, non è una operazione diciamo di “un gruppo di estremisti”, ma è un richiamo appunto alle origini».

A introdurre Fornero è stato Massimo Zennaro, componente del cda dell’Inpgi, che ha ricordato il suo l’impegno parlamentare sui temi del lavoro giornalistico e dell’articolo 21. Fornaro ha appena pubblicato il libro “2 giugno 1946. Storia di un referendum” che racconta la transizione dalla dittatura alla democrazia.

«Il 2 giugno, mi piace ricordare, segna il primo voto alle donne decisivo per il sì repubblicano, il quale cresce con il crescere della dimensione comune in cui si svolgono le elezioni, delineando la frattura fra i grandi centri urbani e le piccole realtà rurali che ritroviamo ancora oggi. Anche allora il ruolo dell’informazione è stato centrale con un giornalismo che potremo definire militante. Ad esempio il Corriere della Sera si era schierato dichiaratamente per la repubblica e c’è stato un giornale, L’uomo qualunque, che addirittura è diventato un movimento. Con la fine del fascismo – ha proseguito Fornaro – è un fiorire di iniziative editoriali e il settore si rafforza come non mai. Al contrario di adesso. L’articolo 21 è in contrasto con il fascismo che aveva imposto la propaganda e credo che il suo restauro sia cruciale in una fase diversa come l’attuale in cui la rivoluzione digitale ha sparigliato tutto, regole e valori. Rischiamo, e non solo nell’editoria, di avere un concetto di lavoro fine a se stesso, abdicando a sicurezza, tutele, dignità. Se passa l’idea che siccome non c’è lavoro si può dare lavoro a qualsiasi prezzo e a qualsiasi condizione significa che non si è capito ciò che questa crisi pandemica ci ha insegnato: da soli non ci si salva».

All’incontro erano presenti anche Mariangela Grainer, presidente di Articolo 21 Veneto, che ha ribadito che i giornalisti devono riconquistare la fiducia dei cittadini, e in rappresentanza dell’Ordine regionale dei giornalisti, il segretario Giuliano Gargano che ha rimarcato la stretta connessione tra l’articolo 1 e l’articolo 21 della Costituzione: lavoro e libertà. E dignità.

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