«La categoria dei giornalisti è viva e continuerà a esserlo per rivendicare i propri diritti e la partecipazione di oggi lo dimostra. Così come l’adesione massiccia allo sciopero nazionale dello scorso 27 marzo, la seconda giornata dopo quella di novembre, mentre la terza è in calendario il 16 aprile».
Così la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, dal palco di piazza Castello nel cuore di Torino, mercoledì 1. primo aprile, a dieci anni esatti dall’ultimo rinnovo del contratto di lavoro Fnsi-Fieg, in occasione dell’iniziativa di mobilitazione organizzata in collaborazione con l’Associazione stampa Subalpina che ha fatto gli onori di casa con la segretaria Silvia Garbarino.
Ed è stata proprio quest’ultima, a conclusione dei numerosi interventi, a ringraziare le delegazioni di colleghe e colleghi giunte da tutta Italia, anche quella del Sindacato giornalisti Veneto, risultata fra le più folte.
«Solo un contratto dignitoso garantisce la piena libertà dei giornalisti. Senza rinnovo non esiste nemmeno l’articolo 21 della Costituzione» ha continuato Costante ricordando che il tavolo fra Fnsi e Fieg è bloccato da due anni, con proposte degli editori irricevibili che tagliano diritti e tutele che, in maniera superficiale e poco rispettosa, definiscono privilegi.
Il tutto in un contesto quanto mai liquido del settore editoriale interessato, e per certi aspetti, stravolto da cambi repentini di assetti proprietari. Fra i più recenti, quello che ha visto La Stampa, testata storica e patrimonio del capoluogo sabaudo, ceduta a Sae dopo il disimpegno dall’informazione italiana di Exor, la società controllata dalla famiglia Agnelli.
Per avere un futuro il giornalismo italiano – ha ribadito Costante – deve dotarsi di un contratto nuovo, che rispecchi la realtà di oggi fatta di digitale e di intelligenza artificiale. Certo. Ma fatta anche di lavoro mal pagato e sfruttato sia dentro le redazioni e ancor più fuori con collaboratori trattati alla stregua di cottimisti della notizia. Per questo servono editori al passo con i tempi, anzi precursori dei tempi; al contrario l’interesse che li guida è tagliare il costo del lavoro continuando a chiedere fondi pubblici senza investire nelle risorse umane, in formazione, in tecnologie.
Le giornaliste e i giornalisti manifestano innanzi tutto per una informazione di qualità, professionale, bene comune, pilastro per la crescita democratica, sociale e civile del paese. Una rivendicazione tutt’altro che corporativa e che, al di là delle sacrosante richieste di natura retributiva su stipendi erosi dall’inflazione e compensi iniqui, attesta un principio basilare: il nostro lavoro vale ed è garante del dettato costituzionale così come declinato dall’articolo 21 sul diritto-dovere di informare in maniera libera e indipendente.


