Dopo il caso di un cronista televisivo allontanato e pesantemente sanzionato mentre documentava un incidente in autostrada, Sindacato e Ordine scrivono a Procure, Prefetture e vertici delle forze dell’ordine del Veneto. «Non chiediamo privilegi, ma rispetto del nostro lavoro. Incontriamoci per costruire procedure condivise e rafforzare la collaborazione».
Un episodio grave. Ma soprattutto il segnale di un clima che desta crescente preoccupazione per le difficoltà incontrate dai giornalisti nell’esercizio del diritto di cronaca.
Da qui parte l’iniziativa del Sindacato giornalisti Veneto e dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, che hanno scritto alle Procure, alle Prefetture e ai vertici delle Forze dell’ordine della regione chiedendo un incontro. L’obiettivo è aprire una nuova stagione di confronto e gettare le basi per una «alleanza virtuosa» tra istituzioni e informazione, nel rispetto dei differenti ruoli.
A far scattare l’iniziativa è quanto accaduto recentemente lungo un’autostrada del Veneto.
Un collega di una televisione locale si era recato sul posto per documentare un grave incidente che aveva provocato pesanti ripercussioni sulla viabilità. Il giornalista è stato allontanato con modalità e toni ritenuti inappropriati. Successivamente gli è stato notificato un verbale che prevede una multa pesante, la decurtazione di dieci punti dalla patente e la sospensione della stessa.
Sindacato e Ordine non contestano il principio del rispetto delle norme. Il Codice della Strada vieta la sosta sulla corsia di emergenza, salvo i casi previsti dalla legge. E la sicurezza deve venire prima di ogni altra considerazione.
«Non chiediamo deroghe né privilegi», chiariscono Sgv e Ordine. Chiedono però che ogni situazione venga valutata nella sua concreta realtà.
Il collega non si trovava sul posto per curiosità né per spettacolarizzare una tragedia. Tantomeno per intralciare i soccorsi. Era lì per lavorare e documentare un fatto di evidente interesse pubblico. Si era mantenuto a distanza dall’area operativa, senza interferire con i rilievi né ostacolare l’attività delle Forze dell’ordine e dei soccorritori.
Dopo l’accaduto, il Sindacato giornalisti Veneto e il Comitato di redazione dell’emittente hanno chiesto e ottenuto un incontro con la dirigente competente. Un confronto utile, durante il quale la dirigente ha espresso rammarico per le modalità con cui il collega era stato trattato.
Un segnale apprezzato. Ma il verbale resta.
E resta soprattutto un episodio che, secondo Sindacato e Ordine, non può essere considerato isolato.
Da tempo viene infatti registrato un clima di crescente difficoltà nell’esercizio del diritto di cronaca. Sempre più spesso il giornalista rischia di essere percepito come un problema, anziché come un interlocutore che, nel rispetto delle regole, esercita una funzione tutelata dall’articolo 21 della Costituzione.
Le esigenze delle istituzioni sono note e vengono pienamente riconosciute. Ci sono le necessità investigative, la tutela della riservatezza delle persone coinvolte, le innovazioni normative introdotte negli ultimi anni. E c’è la necessità imprescindibile di garantire la sicurezza degli interventi.
Chi opera nelle emergenze deve spesso assumere decisioni in pochi istanti. Salvare vite umane e assicurare il corretto svolgimento delle operazioni di polizia e soccorso rappresentano priorità assolute.
Ma tutto questo non può tradursi in una progressiva compressione del diritto di cronaca.
L’informazione non è un ostacolo all’azione delle istituzioni. È un servizio pubblico.
Così come lo sono la sicurezza, il soccorso e la giustizia.
Forze dell’ordine e giornalisti hanno compiti differenti, ma entrambi essenziali in una democrazia. Le prime garantiscono la sicurezza dei cittadini. I secondi esercitano il diritto-dovere di informare, consentendo alla collettività di conoscere fatti di interesse pubblico.
Non sono funzioni contrapposte. Possono e devono essere complementari.
Quando un cronista viene considerato un intruso soltanto perché sta documentando un fatto, si incrina quel rapporto di fiducia tra istituzioni e informazione che, nella grande maggioranza dei casi, già esiste e costituisce un patrimonio prezioso per l’intera comunità.
Da qui la proposta rivolta a Procure, Prefetture e vertici delle Forze dell’ordine del Veneto: incontrarsi e costruire insieme momenti di dialogo e formazione reciproca. Individuare, dove possibile, procedure condivise capaci di conciliare le imprescindibili esigenze di sicurezza e investigative con il pieno esercizio del diritto di cronaca. Prevenire incomprensioni e conflitti prima che si verifichino.
Non una contrapposizione, dunque, ma un’assunzione reciproca di responsabilità.
«Noi continueremo a rispettare il vostro lavoro, come abbiamo sempre fatto. Chiediamo che venga rispettato anche il nostro».
E soprattutto la richiesta di incontrarsi di persona.
Perché una democrazia ha bisogno di istituzioni autorevoli, di Forze dell’ordine credibili e di un’informazione libera.
Quando sicurezza e libertà di informazione camminano insieme, a vincere sono i cittadini.
La lettera è firmata, per il direttivo regionale del Sindacato giornalisti Veneto, dal vicesegretario vicario Diego Neri e, per il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, dal presidente Andrea Buoso.


