La stampa clandestina come Resistenza. Buona Festa della Liberazione

In News by SGV Redazione

La stampa come Resistenza. Quella clandestina. E non solo. Che in questo 25 aprile vogliamo ricordare per ribadire ancora di più il ruolo e l’importanza di una informazione libera, indipendente, professionale, oggi in un presente che vede la categoria impegnata in una difficile vertenza per il rinnovo del contratto scaduto da dieci anni e il mondo travolto dalla “terza guerra mondiale a pezzi” – per dirla con Papa Francesco scomparso giusto un anno fa – la quale insieme a tante vittime innocenti sacrifica la verità trasformandola in pura propaganda.

Ecco perché l’informazione libera è un bene comune, è un servizio pubblico – come ammonisce il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – ecco perché le madri e i padri costituenti hanno scelto di tutelarla con l’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

E non a caso. Dato che nel 1926 Mussolini uccide la libertà di stampa: una storia vecchia di cento anni ma quanto mai attuale, come ha sottolineato la nostra segretaria generale Alessandra Costante, recensendo il libro del collega Giovanni Mari dal titolo “Fascistissima” (People 2026).

Da giornalista Mussolini conosceva benissimo il potere che aveva la stampa tanto più in un’epoca in cui i giornali cartacei erano i principali strumenti di diffusione delle notizie. Per questo ha voluto sopprimerla attuando una strategia mirata di “normalizzazione”: chiudendo le testate considerate critiche e dominando dall’interno le altre, creando l’Ordine per controllare l’accesso alla professione, organizzando il sindacato fascista, affossando e mettendo al bando  la Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti,  dopo che il 22 luglio del 1923 approvò all’unanimità un documento denunciando la deriva dittatoriale in essere.

Molti colleghi pagarono con la vita la difesa, la tutela della libertà di stampa nella lotta per la democrazia: tra gli altri Giovanni Amendola, cui è intitolato il nostro istituto di previdenza, Antonio Gramsci, Piero Gobetti. Quest’ultimo nel 1924, come ricorda Mari nel capitolo conclusivo del suo volume, disse: «La stampa libera è la premessa della libertà politica. L’unica nostra forza è nella chiarezza delle idee, nell’intransigenza della critica, nella libertà della stampa».

In tale contesto non si possono dimenticare i tanti stampatori, redattori, distributori che nel pieno anonimato furono braccati e giustiziati dal regime per la pubblicazione e la circolazione dei “fogli clandestini”: centinaia e centinaia di donne e uomini che decisero di sfidare i “guardiani” del pensiero unico, trasformando con l’inchiostro ogni parola stampata in un vero e proprio atto di Resistenza.

Un piccolo grande esercito munito di armi culturali potentissime, ”sparate” di mano in mano, trasmesse di bocca in bocca, fra i contadini, fra gli operai, fra gli studenti, nelle strade, nei negozi, nelle fabbriche, nelle officine, capaci di liberare le menti, le opinioni, capaci di abbattere a colpi di ciclostili la censura più bieca, capaci di organizzare la sollevazione popolare.

Come testimonia a futura memoria la pedalina di Conselice,  la macchina stampante a pedali, utilizzata dai partigiani per la produzione dei “giornali segreti” del Ravennate e che è diventata, grazie al Comune, all’Anpi, all’Associazione stampa dell’Emilia Romagna e alla Fnsi, monumento nazionale alla libertà di stampa.

A cento anni dalle leggi fascistissime, nell’era dei social media, dell’omologazione imposta dagli algoritmi, delle fake news create e alimentate dall’intelligenza artificiale, nella giornata del 25 aprile, Festa della Liberazione, Festa di Liberazione, riscoprire la stampa clandestina vuol dire invitare a riflettere sul valore senza tempo e senza prezzo dell’informazione libera e sull’importanza della sua tutela anche attraverso un contratto per un lavoro dignitoso e non ricattabile e il contrasto alle norme anti-bavaglio, in redazioni svuotate e collaboratori sotto pagati, “autonomi” solo nel “rischio di impresa”.

Durante la Resistenza non si contano gli organi di informazione che nascono e si sviluppano dentro e fuori il Comitato di liberazione nazionale (Cnl), alcuni espressione di testate preesistenti e di partito, altri espressioni estemporanee ma non per questo meno rilevanti.

Un panorama variegato in cui non manca il racconto della guerra al femminile con “Noi donne” che anticipa i temi sulla parità di genere, sulla cittadinanza e sul suffragio universale. Panorama nel quale spicca, curioso o assurdo paradosso,  un “Fratelli d’Italia” che nulla ha a che fare con il partito di maggioranza oggi al governo del Paese, ma che è il bollettino ufficiale del Cln.

Per chi volesse approfondire proponiamo di consultare la raccolta di stampa clandestina dell’Istituto veneto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Ivsrec), ora Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Casrec), costituita da 597 immagini suddivise in 49 collezioni.

Si tratta di una collezione che comprende giornali e materiale di propaganda (opuscoli, manifesti, volantini a stampa e anche copie ed estratti dattiloscritti o ciclostilati, in gran parte di area veneta) prodotto dai partiti politici, dai Comitati di Liberazione, dalle formazioni militari partigiane, dai comandi Alleati (PWB-Psychological Warfare Branch, Italy) durante la lotta di Liberazione fra il 1943 e il 1945 e una serie di documenti contenenti direttive per la stampa, bozze, richieste, indicazioni relative alla preparazione e alla diffusione del materiale.

Il richiamo alla libertà, alla ribellione, alla democrazia, al contrasto senza se e senza ma del fascismo e dei fascisti è su tutte le pagine che grondano fatica, sforzo, sacrificio, e pure entusiasmo, passione, slancio, nelle certezza di un futuro migliore e di pace. Tra mille difficoltà, timori, ghost writer: la stampa clandestina non ha periodicità “esce come e quando può” come recita il sotto testata de Il Ribelle, insorgere per risorgere, convivere per vivere.

Nell’elenco delle testate figurano:
Avanti
Azione contadina
Gazzetta del Patriota
Gazzetta Pedemontana
Gioventù d’azione
Democrazia
Fratelli d’Italia Bollettino del Cln
Giustizia e libertà
Il Cacasenno
Il Combattente
Il Lavoratore
Il Castellano
Il Popolo
Il Partigiano Alpino
Il Ribelle
L’Unità
L’Unità europea
L’Italia libera
La Fabbrica
La Guardia del Popolo
La Guida del Commissario
La Libertà
La Nostra lotta
La Rinascita
Liberazione nazionale
La Società liberale
Noi Donne
Risorgimento liberale
Rivoluzione Proletaria
Veneto Liberale
Vita Libera
Voce del Lavoratore
Voce del Popolo
Voci d’Officina
Voce dei campi e delle Officine
W l’Italia
La Libertà (Risorgimento liberale)
Bollettino interno del Partito d’Azione
Fronte unico. Organo della Federazione veneziana del Partito comunista italiano

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